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Come scrivere del cambiamento climatico? Un incontro a Ca’ Foscari

A Venezia Mestre, presso l’università Ca’ Foscari, si è tenuto un incontro organizzato dal CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, dal titolo: Giornalisti, scienziati e pubblica opinione: alla ricerca di un linguaggio comune. Il tutto era all’interno del convegno della società italiana della scienza del clima.

Hanno partecipato Mauro Buonocore, dell’Ufficio comunicazione del Cmcc, Serena Giacomin, fisica dell’atmosfera del Centro Epson Meteo, Stefano Caserini, che insegna mitigazione climatica al Politecnico di Milano, e Fabio Turone, giornalista e presidente di Swim.

Dopo un’introduzione di Mauro Buonocore sul valore dell’incertezza e delle differenze tra scienza e giornalismo, Stefano Caserini ha presentato il blog da lui fondato, Climalteranti, con una breve cronistoria dell’attività di lotta alle fake news ambientali e la divulgazione delle novità che riguardano il clima. Tra le attività più importanti, la traduzione di un breve ma succoso pamphlet di Climate outreach, dal titolo Principles for effective communication and public engagement on climate science. Handbook for Ipcc authors. Il libretto – disponibile sia in inglese sia nella traduzione italiana (in fondo alla pagina) – ripercorre gli approcci giornalistici standard e li ripropone agli autori dell’Ipcc in modo che il messaggio colpisca un po’ di più. Un altro libro citato, più corposo e articolato, è quello della swimmer Elisabetta Tola, che per un imprevisto non ha potuto presenziare: intitolato Driving scientific research into journalistic report, è un manuale complesso per la comunicazione del clima e del rischio. Molto completo.

Serena Giacomin è entrata nella divulgazione della meteorologia e nelle bufale spesso presenti nel tema presentando il suo libro: Meteo che scegli, tempo che trovi (editore Imprimatur). Èuna guida/manuale di meteorologia e di comunicazione della stessa e del clima. I capitoli sono organizzati in maniera divulgativa e brillante, con domande sulle meteorologia, sul lavoro del meteorologo, sulle allerte meteo e le app di previsioni del tempo (non servono a niente se prevedono la situazione a quindici giorni).Serena è anche presidente di Italian climate network, e ha anche parlato del bollettino informativo dell’associazione e dei progetti dell’Icn, che si avvale della collaborazione di molti giovani, invitati nelle scuole italiani per parlare dei problemi e delle soluzioni del problema climatico.

Aurora D’Aprile, del Cmcc di Venezia, ha presentato alcune iniziative dell’organizzazione, in particolare il premio Best climate solution, quest’anno rivolto alla comunicazione del clima.  Comunicazione in senso lato, perché ci  sono progetti di giornalismo, di arte, di gaming di educazione o training. Oltre che libri e altro. Il tutto al sito https://www.bestclimatesolutions.eu

Marco Gisotti della Fima (Federazione italiana media ambientali) ha raccontato lastoria delle conseguenze dell’eruzione del vulcano Tambora nel 1815, dalla creazione del mito di Frankenstein alla “draisina”, antsignana della moderna bicicletta. Per esemplificare come da un piccolo (relativamente) evento si possono generare conseguenze planetarie. Figuriamoci dal riscaldamento globale. Secondo Gisotti, questo potrebbe essere una spinta potente a nuove tecnologie che rimedino la situazione. Gisotti ha concluso che sarebbe veramente importante lavorare con il mondo della scienza per i comunicatori.

Stefano Caserini è intervenuto e ha spinto a chiedersi come trasmettere il senso di urgenza per la situazione, perché il cambiamento climatico è una particolarità che la nostra specie non ha mai affrontato, perché riguarderà decine e centinaia di generazioni successive.

Fabio Turone ha cercato di chiarire come la semplificazione del messaggio, indispensabile per il giornalismo, non debba mai andare nella direzione della banalizzazione. Scienza e giornalismo, nelle parole del giornalista della BBC Quentin Cooper che ha citato, sono o possono essere in contrasto perché hanno obiettivi e mezzi diversi nella comunicazione.La scienza è impersonale e obiettiva, non cura gli aneddoti, il giornalismo ha bisogno di storie ed emozioni. Fabio racconta poi di come anche tra gli scienziati ci sia un bias di conferma, che diventa tanto più marcato e pericoloso quando si va fuori dal loro campo.

L’astronauta Harrison Schmitt per esempio prende in giro coloro che non credono alla conquista della luna ma allo stesso tempo non crede nel riscaldamento antropogenico, perdipiù dichiarando di farlo in quanto geologo.

Ha poi terminato con un cenno al dibattito su “la scienza è democratica o no?” con richiamo di alcuni articoli a firma Turone/Ferrari scritti nel 2012 sulla rivista Tabloid dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. L’argomento generale era “clima e giornalismo” e molte citazioni sembravano prescienti della situazione odierna.

Dopo alcune domande e interventi del pubblico, Stefano Caserini è tornato al tema del collasso sociale, suggerito dalla citazione di un articolo postato su Facebook,  e si chiede: ci siamo dentro? Secondo lui sì, è’ già iniziata almeno in alcune zone dell’Africa. E la soglia di non ritorno in molti ecosistemi già superata. Ma ovviamente c’è sempre speranza ed è necessaria anche l’accettazione dell’insuccesso. La transizione devono essere rapida ma technology driven, e soprattutto non c’è tempo per un cambiamento culturale. Conclude dicendo, contro l’opinione espressa in un intervento del pubblico, che il Ccs (carbon capture and storage ‒ la cattura dell’anidride carbonica dall’atmosfera con vari mezzi) è da fare assolutamente, perché tecnologicamente possibile.

Marco Ferrari

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