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Piccole visioni, di Marta Paterlini

Lo studio della struttura tridimensionale delle proteine con la cristallografia ai raggi X è una componente essenziale della biologia, e ha alle spalle una storia appassionante. Eppure è un argomento poco conosciuto in Italia, nonostante i premi Nobel conferiti ai suoi protagonisti, l’importanza raggiunta a livello biomedico e le rilevanti applicazioni ottenute in campo farmaceutico.

La storia della biologia strutturale inizia in Inghilterra nella prima metà del Novecento con una manciata di scienziati visionari considerati folli dalla maggior parte dei colleghi. Piccole visioni racconta l’evoluzione di questa disciplina sulle tracce della vita di Max Perutz (premio Nobel per la chimica, 1962) e degli scienziati che con lui hanno gettato le basi di uno dei laboratori più innovativi al mondo, dove, tra i tanti, hanno transitato Watson, Crick e la molecola di DNA. Chimico viennese trasferitosi a Cambridge, poco prima della Seconda guerra mondiale, Perutz ha dedicato la propria vita a rincorrere un sogno, secondo alcuni un’ossessione: risolvere la struttura tridimensionale dell’emoglobina, la molecola vitale che trasporta l’ossigeno nel sangue.

Questo libro è la cronaca di un’avventura dove tenacia e passione ebbero la meglio su 30 anni di insidie concettuali e tecniche.

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