Da quando abbiamo deciso, in un incontro informale tra giornalisti scientifici italiani durante la Conferenza Mondiale del Giornalisti Scientifici di Londra WCSJ 2009, di creare l’associazione (che sarebbe poi nata formalmente l’anno seguente), il mondo è cambiato radicalmente, e con esso la nostra professione.

SWIM è stata in prima fila, in Italia e fuori dall’Italia, nel promuovere tra i suoi iscritti e nei cittadini una maggiore consapevolezza sull’importanza cruciale di un approccio critico, e indipendente, al racconto della scienza, che troppo spesso trovava spazio sui giornali solo per narrare le “magnifiche sorti e progressive” di Leopardiana memoria, o come fonte di curiosità senza luogo e senza tempo. 

Negli anni, grazie anche all’impegno e determinazione delle colleghe e colleghi che si sono avvicendati nei vari direttivi, abbiamo organizzato numerose giornate di formazione e di confronto in importanti istituti di ricerca nazionali (tra cui il Museo di Scienze Naturali e dall’Istituto Nazionale di Ottica del CNR a Firenze, il CIMEC di Trento, l’IIT di Genova, l’Università Ca’ Foscari Venezia, il Palazzo degli Studi Anatomici di Torino, l’Osservatorio INAF di Napoli, l’European Gravitational Observatory di Cascina, lo European Molecular Laboratory (EMBL) di Monterotondo e l’IFOM di Milano…) alternati a necessari momenti conviviali di crescita della comunità di “SWIMMER”. 

Ci siamo impegnati per promuovere tutti i valori che permettono al giornalismo scientifico di qualità di dare un contributo alla vita democratica del paese. Lo abbiamo fatto superando fin da subito il settarismo corporativo tra chi apparteneva formalmente all’Ordine dei giornalisti e chi non aveva avuto la fortuna di iscriversi pur facendo grosso modo lo stesso mestiere, e tra questi e i molti professionisti della comunicazione che pur rispondendo a una diversa etica professionale svolgono anch’essi un ruolo sociale insostituibile.

Questa scelta di accettare anche figure diverse dai “giornalisti al 100%” ha suscitato inizialmente diffidenza da parte di alcune associazioni europee omologhe, ma siamo riusciti a superarle lavorando insieme a imprese memorabili come la conferenza mondiale di Losanna WCSJ2019 – in collaborazione con l’associazione svizzera SASJ e con la francese AJSPI – e la Federazione Europea di Giornalismo Scientifico, EFSJ, fondata nel 2019 con altre sei importanti associazioni nazionali dopo che avevamo fatto tutto il possibile, invano, per riformare l’organizzazione pre-esistente.

Siccome io, personalmente, ero sempre in prima fila – anche nell’organizzazione della Conferenza europea di Trieste ECSJ2020, realizzata a dispetto della pandemia – qualcuno mi ha immaginato in questi anni come un cacciatore di poltrone, ignaro dei miei prolungati tentativi di trovare chi prendesse la guida dell’associazione.

Ora finalmente lascio il timone a Erica Villa e al nuovo direttivo, cui mando i miei migliori auguri per gli anni a venire confermando la mia piena disponibilità ad assicurare un passaggio di consegne senza traumi. Continuerò a sostenere dall’esterno l’associazione e tutte le iniziative per promuovere il giornalismo scientifico critico, indipendente e responsabile.