Flash

Quando la disinformazione viene dalla parte sbagliata

Anna Rita Longo, membro del direttivo di SWIM

Capita che a una donna in allattamento, giunta al centro vaccinale, venga detto, contro ogni evidenza e contravvenendo alle raccomandazioni delle società scientifiche e delle autorità sanitarie, di smettere di allattare dopo la vaccinazione contro il COVID-19.

Capita che un ginecologo consigli a una gestante che segue nel percorso della gravidanza, senza uno specifico motivo relativo al suo caso e andando contro quanto emerge dagli studi, di non vaccinarsi contro il COVID.

Capita che un farmacista telefoni ai clienti abituali per segnalare che in farmacia sono disponibili prodotti di vario tipo, in grado, a suo dire, di rendere l’organismo più resistente agli attacchi di SARS-CoV-2, potenziando, in modo misterioso e non sostenuto da prove scientifiche, le difese immunitarie, con la conseguenza di poter infondere un senso illusorio di sicurezza rispetto alla malattia.

Capita che un ragazzo felice di poter accedere alla prima dose di vaccino venga spaventato dalle vaghe ma inquietanti affermazioni del medico di base, su presunti rischi collegati a una tipologia di vaccino, peraltro neppure indicata per la fascia d’età del giovane paziente.

Capita che uno specialista affermato, che gode di grande considerazione nella sua comunità di riferimento, cominci sui social a condividere allarmanti post antiscientifici, manipolando e selezionando dati provenienti da fonti ufficiali, facendo nascere, nei tanti che si fidano di lui, ingiustificate paure sulla campagna vaccinale.

Capita che gli insegnanti chiamati a frequentare un corso di formazione sulle misure di contenimento per la pandemia da COVID-19 si trovino ad ascoltare, proprio dal medico incaricato dalle autorità sanitarie di tenere il corso, un surreale repertorio di affermazioni antiscientifiche e complottistiche sulla malattia, i vaccini, i test, le pratiche igieniche.

Interrompo un elenco che potrebbe diventare troppo lungo, perché le cronache sono, purtroppo, piene di casi simili. Io mi sono limitata a riferire quelli che in quest’ultimo anno mi sono passati davanti, perché hanno toccato persone a me vicine e, in un paio di circostanze, mi hanno coinvolto in prima persona. L’aspetto più grave, in situazioni di questo tipo, è la provenienza delle informazioni pseudoscientifiche, che in questo caso partono dal personale sanitario, che per il ruolo che riveste e il rapporto fiduciario privilegiato che instaura con le persone con cui è a contatto, può avere un’influenza importante sulle scelte altrui. L’affermazione pseudoscientifica pronunciata da chi indossa un camice bianco e ha, in altri casi, rappresentato un importante punto di riferimento ha un peso che non può essere paragonato a quello della chiacchiera da bar o del post sui social della persona comune, dei quali, però, si fa un gran parlare, anche giustamente.

Come ha sottolineato più volte la giornalista scientifica e medica Roberta Villa, riprendendo gli studi più accreditati sulle ragioni dell’esitazione vaccinale, gli atteggiamenti complottistici e le titubanze ingiustificate del personale medico e sanitario, anche quando sono espressione di un’esigua minoranza, hanno un forte impatto sulla percezione della sicurezza dei vaccini. Mentre ci interroghiamo, molto giustamente, sul modo di prevenire il proliferare e il circolare delle fake news, probabilmente è bene farlo anche sulla formazione del personale che fa da tramite tra il mondo della ricerca e delle istituzioni sanitarie e il resto della popolazione. Valutazione delle fonti e del loro peso, contestualizzazione e gerarchizzazione dei dati e, naturalmente, comunicazione efficace e non paternalistica sono competenze che non possono essere escluse dal percorso di studi e formazione continua del personale medico e sanitario.  Perché non tutta la disinformazione ha lo stesso peso: le dinamiche sociali umane si reggono su taciti patti fiduciari, che sono anche un’importante chiamata alla responsabilità. Mentre monitoriamo l’influencer complottista, facciamo anche attenzione a chi ha, per il suo ruolo, molta più credibilità di lui.