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Anche per la sperimentazione animale vale la libertà di informare

La pubblicazione sul settimanale Panorama di un servizio di copertina dedicato alla sperimentazione animale a firma di Barbara Gallavotti e Daniela Mattalia ha suscitato reazioni inquietanti e sproporzionate. Ambedue le autrici hanno ricevuto mail minacciose o dai toni fortemente aggressivi che dimostrano la difficoltà, in Italia, di trattare l’argomento col dovuto distacco e la dovuta obiettività, due caratteristiche che vanno salvaguardate se si vuole garantire, anche sugli argomenti di scienza, quella stessa libertà di informazione e di espressione che caratterizza il giornalismo di un paese democratico in tutti gli altri ambiti. Come giornalisti scientifici non possiamo non segnalare con preoccupazione la presenza di sacche di opposizione acritica e cieca alla scienza e ai metodi che essa utilizza per progredire nel campo della conoscenza. La scienza non è mai portatrice di verità assolute e definitive ma solo di verità transitorie, da mettere alla prova del tempo e della ricerca, ma purtuttavia universalmente valide per quel determinato momento. Sarà forse possibile, un giorno, rinunciare del tutto alla sperimentazione animale con soddisfazione di tutti, ma le prove di laboratorio ci dicono che questo momento non è ancora arrivato, anche se siamo sulla buona strada. Nel frattempo il ruolo del giornalista scientifico è quello di raccontare con la massima obiettività possibile, così come hanno fatto le colleghe, a che punto siamo arrivati lungo una strada che tutti ritengono auspicabile.

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